La poliedricità di Claudio Morandini scrittore è la capacità di appoggiare parole in un mosaico di generi diversi senza perdere la propria identità. Dopo il romanzo Rapsodia su un solo tema – Colloqui con Rafail Dvoinikov, questa volta l’autore si confronta con un breve romanzo noir ambientato in un ateneo universitario della provincia italiana. Decadente, cupo, malsano e invischiante come i suoi personaggi e la vicenda che lo anima. Sparizioni e inquietanti riapparizioni, segreti, indagini, morti, un ispettore, un vecchio rettore tiranno e personaggi che manifestano l’anima attraverso il corpo: è infatti l’alito del professor Calandrone a rivelarne il tormento interiore così come la psoriasi ne tradisce lo stato di agitazione perenne. Un noir rivisitato dove non mancano la denuncia sociale ma dove, ancora una volta, al centro della sua analisi l’autore mette le pulsioni, quelle più morbose dell’animo umano e la vicenda diventa potente struttura, sottosuolo, microcosmo, impietoso specchio della decadenza delle anime e della svalutazione delle menti. Il finale rimane aperto. Non è un cerchio. Non rassicura. Lo stile è incalzante, agile e brillante. Sconfina nell’ironia e nell’assurdo e magistralmente si ferma sulla soglia del teatro. La sfiora ma non la oltrepassa. Si tinge di grottesco, inquieta il giusto e porta con sé il pesante respiro del reale.
(Stefania Celesia, “Fruscio di pagine” su “Gazzetta Matin” del 26 settembre 2011)

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