Giovanna è anche un’eccezione letteraria: una donna anziana messa al centro, non come madre, non come nonna, non come reliquia morale, ma come corpo e coscienza ancora attraversati dalla natura. Che questo punto di vista venga da uno scrittore uomo non è un dettaglio secondario, ma una presa di posizione, una scelta controcorrente rispetto a una tradizione che spesso considera la vecchiaia femminile un territorio muto o decorativo, addirittura macchiettistico. Qui invece è un luogo vivo, inquieto, aperto alla disobbedienza e allo stupore.
(Enrica Tesio, Tuttolibri di La Stampa, 24 gennaio 2026)

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Tra le pieghe di una vita apparentemente piena e soddisfacente, si insinua il germe del malessere.
(C. Lucc., Il Venerdì di Repubblica, 23 gennaio 2026)

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È sottile, a tratti reticente, nel suo indicare senza fervore retorico lo spessore semantico delle cose minime, come quando descrive la camera da letto della sua protagonista, «ben chiusa e sempre al buio».
(Danilo Soscia, Limina)

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Morandini è coraggioso: affidare a un personaggio positivo il cuore di un romanzo è una scelta che s’incontra raramente nel discorso letterario. Lo è poi doppiamente perché la vicenda di Giovanna si dipana attraverso un filo sottilissimo, un timbro letterario che ha il colore della misura e della quotidianità, una scrittura tendente – non è superfluo ripeterlo – sempre verso l’altro.
(Luca Todarello, Minima et Moralia)

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Chiuso il libro, a tutta prima ti chiedi se davvero il Claudio Morandini di questo Le occasioni di Giovanna sia lo stesso Morandini autore di La conca buia, tanto sono lontani per ambientazione i due romanzi: cittadina la presente e montana quella del romanzo di tre anni or sono, dalle atmosfere cupe che si riequilibravano nel grottesco. Per non dire dell’abbandono dell’Io narrante e soprattutto dell’argomento centrale: col tema del male, con la sua inesplicabilità a far da tramatura, che, come dichiara la bandella di copertina, cede il posto al racconto di “quanto sia difficile il giudizio quotidiano della bontà in un mondo sempre più sordo e smarrito”.
(Ermanno Paccagnini, La Lettura del Corriere della Sera, 25 gennaio 2026)

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Morandini si conferma nelle qualità di narratore del precedente La conca buia.
(Alessandro Marongiu, La Nuova Sardegna, 23 gennaio 2026)

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Morandini torna a esplorare i territori a lui più congeniali: quelli del confine sottile tra normalità e spaesamento, tra ironia e malinconia.
(Corriere della Valle, 15 gennaio 2026)

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Tenera e commovente è la storia di Giovanna che possiede un cuore puro, empatico e ricco di compassione. Verrebbe da chiedere a questa donna straordinaria quando trova l’occasione per pensare a se stessa.
(Alessandra Stoppini, Sololibri.net)

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