Occasioni di Giovanna, l’ultimo romanzo di Claudio Morandini
di Luca Todarello
Quanto può essere dura una rivelazione mancata? Quanto si può costruire a partire da un’epifania che non lascia eredità diversa dalla quiete? La protagonista delle Occasioni di Giovanna, l’ultimo romanzo di Claudio Morandini pubblicato da Nottetempo, deve ammettere che l’unico esercizio utile a questo mondo è quello della cura, della pratica di un rapporto di apertura: disporsi a quel mondo senz’altro in cambio. Eppure qualcosa non torna.
Giovanna Massarenti è un’ex insegnante, volontaria in un canile. Un matrimonio definitivamente alle spalle, un figlio presente ma accuratamente distante, una costellazione di amicizie che incanalano la sua vita verso un’unica direzione: non accade nulla che sia degno di nota, eppure tutto – il tutto – è così carico di senso.
Giovanna vive nel “dopo”: dopo un’esistenza sentimentale sincera, dopo l’urgenza sociale impostale per anni dal suo ruolo di insegnante, dopo le grandi decisioni della sua vita. Questo tempo residuale non è però vuoto, ma è uno spazio in cui l’attenzione può finalmente esercitarsi senza tornaconto, può realizzarsi come atto puro di generosità. Le “occasioni” del titolo non sono opportunità in senso montaliano, bensì piccole situazioni di responsabilità: ascoltare un ex collega stanco, essere alle prese con un’anziana vicina paranoica, dedicare ore a cani abbandonati, accogliere le fragili ansie degli studenti.
L’“eppure” che trasforma in realtà il dato avversativo della congiunzione è la cagna Serena che approfitta di una disattenzione di Giovanna per sfuggirle durante una passeggiata, episodio che scatena le detrazioni degli altri volontari del canile. O uno sciame di vespe che, sottovalutato dalla stessa protagonista, le irrompe in casa proprio mentre Giovanna sta dando lezione a Martinat e Melchiorri. Da lì le denigrazioni e i commenti al vetriolo dei genitori e, più collettivamente, quelli di un’intera comunità che credeva di conoscere i motivi dietro ogni gesto pacato e ogni misurata condotta di Giovanna.
Morandini è coraggioso: affidare a un personaggio positivo il cuore di un romanzo è una scelta che s’incontra raramente nel discorso letterario. Lo è poi doppiamente perché la vicenda di Giovanna si dipana attraverso un filo sottilissimo, un timbro letterario che ha il colore della misura e della quotidianità, una scrittura tendente – non è superfluo ripeterlo – sempre verso l’altro, così come espresso fin dalla prima pagina: «Alle otto, come quasi tutte le mattine, Giovanna Massarenti entra nel canile della sua città – otto, otto e cinque, anche otto e dieci, dipende dalla puntualità di chi apre il cancello». Ma al tempo stesso, quella di Giovanna non è una storia sulla bontà ma un esercizio di resistenza.
Il dato più potente delle Occasioni sta forse, infatti, negli interrogativi che si presentano quando la vicenda di Giovanna si esaurisce, in una piccola radura tra felci, petacciole e altre erbe spontanee, in un’oasi di quiete che altrove avrebbe conciliato ogni dubbio con una redenzione e invece lì, sotto il peso degli eventi che hanno attraversato la sua vita oltremodo generosa, insinua un dubbio: che tutto abbia eredità, che si possa accettare il fatto che la cura non garantisca immunità. Dagli altri. O da noi stessi?
(Luca Todarello, Minima & Moralia)
