Ci sono romanzi che non hanno bisogno di colpi di scena fragorosi per lasciare il segno. Le occasioni di Giovanna appartiene a questa categoria: un libro che procede per scarti minimi, per lievi incrinature nel quotidiano, e che proprio per questo riesce a raccontare con grande profondità una questione enorme e attualissima , che cosa significa fare il bene, oggi, senza trasformarlo in un gesto vuoto o, peggio, in una forma di autoillusione.
Giovanna è un’insegnante di liceo appena andata in pensione. A scuola la rimpiangono: è stata una presenza solida, generosa, sempre pronta a spendersi per alunni e colleghi. Ma la fine del lavoro non coincide con un ritiro dal mondo, anzi. Giovanna continua a riempire le sue giornate di relazioni e di impegno: il volontariato al canile, le attenzioni per le amiche e per una vicina di casa anziana e piuttosto acida, le lezioni gratuite agli ex allievi e agli studenti dell’università della terza età. La sua esistenza sembra reggersi su una forma di altruismo concreto, quasi metodico, che dà struttura al tempo e senso alle giornate.
Uno dei luoghi emotivi più forti del romanzo è proprio il canile. Giovanna non sceglie gli animali “facili”, quelli che attirano subito simpatia, ma si avvicina ai più vecchi, ai più dimenticati, a quelli che nessuno degna di uno sguardo. Tra questi nasce il legame con Serena, una cagna paurosa e circospetta, di cui si sa pochissimo. Il rapporto tra le due si costruisce per tentativi, per avvicinamenti e arretramenti, per una pazienza che non garantisce mai un risultato certo. In questa relazione fragile si riflette una delle tensioni centrali del romanzo: l’idea che il bene non sia un gesto che produce automaticamente un esito positivo, ma un’esposizione al rischio del rifiuto e dell’insuccesso.
L’equilibrio su cui si regge la vita di Giovanna, apparentemente così solido e coerente, viene però incrinato da alcune circostanze inaspettate. I progetti in cui ha investito più energie e speranze si deformano, si svuotano di senso, si trasformano in “occasioni sciupate”. A emergere sono i sentimenti meno edificanti: il rimpianto, la delusione, il risentimento. Il romanzo non idealizza mai la protagonista; al contrario, la segue nel momento in cui l’immagine che ha costruito di sé – quella di una persona naturalmente votata al bene, entra in crisi, mostrando tutte le sue fragilità.
È in questo passaggio che il libro si fa più complesso e interessante. Morandini non racconta soltanto una storia di altruismo, ma mette in scena il lato problematico della bontà: il rischio di proiettare sugli altri le proprie aspettative, la fatica di accettare che l’impegno non venga riconosciuto, la sottile linea che separa la generosità dal bisogno di sentirsi necessari. La svolta che la vita di Giovanna è costretta a prendere non ha il tono del riscatto consolatorio, ma quello di una trasformazione più ambigua, che obbliga a rivedere il proprio modo di stare nel mondo.
Lo stile del romanzo è sobrio, misurato, attento ai dettagli della quotidianità. Non ci sono effetti spettacolari, ma un lavoro costante sui gesti, sugli sguardi, sui piccoli attriti che nascono nelle relazioni. È una scrittura che rispecchia il carattere della protagonista: discreta, apparentemente semplice, ma attraversata da tensioni profonde.
Questo romanzo è, in fondo, un libro sulle crepe che si aprono nelle vite “per bene”, su ciò che resta quando le buone intenzioni non bastano più a tenere insieme il senso delle cose. Una lettura che invita a interrogarsi sul valore del prendersi cura degli altri, ma anche sul prezzo emotivo che questo comporta. Non offre risposte facili, e forse è proprio questo il suo merito più grande: lascia il lettore con domande scomode, che continuano a lavorare dentro anche dopo l’ultima pagina.
Una lettura consigliata a chi ama i romanzi introspettivi e riflessivi, quelli che scavano nelle pieghe della quotidianità e nei rapporti umani. Perfetto per chi apprezza storie incentrate su personaggi silenziosi ma profondi, sul valore dei gesti piccoli e sulla complessità della bontà. Ideale anche per lettori interessati ai temi del volontariato, della cura degli animali e delle relazioni intergenerazionali.
(Angelo Fazari, Dalla carta allo schermo)
