Morandini presenterà il libro in anteprima giovedì da Briviodue
“Scegliere un personaggio buono in un certo senso è stata la mia sfida”
Giovanna Massarenti ha incontrato Claudio Morandini ormai qualche tempo fa. Era poco più di una silhouette, è diventata un personaggio rotondo e pieno. «È una persona naturalmente buona. Cerca di fare il bene degli altri. È in pensione, ma dedica le sue giornate ai cani del canile, agli ex alunni, alle amiche. La sua volontà è di creare un circolo virtuoso di relazioni, di conoscenze per poter agire per il meglio. È sinceramente convinta di poter migliorare le cose». Morandini ha cristallizzato Giovanna sulle pagine del suo nuovo romanzo, in uscita venerdì 23 gennaio nelle librerie di tutta Italia. È il secondo libro per Nottetempo dopo «La conca buia» nel 2023. Nel frattempo, Morandini ha cambiato vita: da insegnante liceale a pensionato. Non è cambiata la sua scrittura, tagliente, ricercata.
Ma chi è la nuova protagonista? Esistono ancora persone buone? «Sì, persone del genere le ho conosciute, le conosco. Non impongono la loro presenza, ma ti sono accanto. Sanno ascoltare, non pontificano, azzardano qualche consiglio. Detto tra noi, per un autore raccontare piccole e grandi meschinità o l’immane cattiveria del mondo è fin troppo facile, non solo perché ci siamo in mezzo, ma perché la cattiveria è dentro di noi, sottopelle. Basta grattare un po’ e viene subito fuori. Per questo scegliere un personaggio buono è stata in un certo senso una sfida». L’autore aostano ha scelto di raccontare 11 giornate «piene di cose» della protagonista, che subisce un’evoluzione. «In questa routine molto intensa succedono alcuni fatti che incrinano la stabilità di Giovanna. L’ingratitudine, la mancanza di empatia e di dialogo degli altri la spingono a prendere una decisione, a ridefinire se stessa, se vuoi a ribellarsi. Non può più ignorare la sordità, la disattenzione delle persone con cui è in contatto».
Dopo il pensionamento, com’è cambiato il modo di scrivere di Claudio Morandini? «Non scrivo di più, semplicemente ho più tempo a disposizione, che impiego in altre cose. Per esempio ho riscoperto il piacere di camminare, che può essere un momento di riflessione e creazione». La scuola resta sempre nei suoi libri. «È un ambiente che conosco, ma che ho visto cambiare tanto negli ultimi anni, fino a non ritrovarmici più. Anche se il personaggio di Giovanna, un ex insegnante in pensione, è molto diverso da me, molto più partecipe e sensibile, ho provato molta simpatia per lei» (…)
(Alessandro Mano, La Stampa – Aosta, 18 gennaio 2026)
