Metamorfico. Devastante.
Si dice spesso che nessuno è insostituibile, ma dopo aver letto questo libro sono assolutamente convinto del contrario…
Morandini fa riflettere molto sui percorsi in cui la vita ci spinge a volte in maniera coercitiva. Forse non è importante sapere se si tratta di destini già scritti o se si tratta di scegliere tra destini già scritti. Sta di fatto che, nella trama, qualunque sia la fascia di età presa in considerazione, si coglie una certa insoddisfazione di fondo. Da dettagli che magari possono apparire micro, si passa a particolari decisamente più ampi perché nel narrare la sua vicenda l’autore evidenzia il ruolo della società verso chi, come la protagonista Giovanna, arriva finalmente alla pensione. Nel mostrare la routine post lavorativa della sua figura principale, Morandini descrive come questa donna cerchi di arrabattarsi nello spendere il tempo costruttivamente. Darsi uno scopo, crearsi interessi, godersi il tempo sono sicuramente cose importanti. Non importano le attività che decidi di fare o come ti organizzi, perché gli occhi degli altri ti scrutano crudeli pronti a sottolineare che sei parcheggiato in una zona franca, in un limbo. Questi ultimi non sono altro che i prodromi del tuo ultimo tramonto.
Con queste “Occasioni”, Morandini sottolinea un ampio cinismo della collettività, ma pure della vita stessa. Datti pure da fare, sembra affermare il messaggio del libro, tanto il giudizio degli altri sarà sempre tranchant. Come se i vecchi fossero un capro espiatorio. Come se ai vecchi venisse tolto il titolo di saggi ed assennati. E intanto lo spettro desertificante della solitudine avanza…
E’ amara – secondo me – quest’ultima fatica letteraria di Morandini, ma mi è piaciuta proprio per il suo fotografare questa realtà di mezzo (non hai più un’età lavorativa/non sei ancora all’ultimo stadio). “Le occasioni di Giovanna” è quindi un testo che va letto per comprendere meglio la sensibilità di chi è più grande di noi e magari è pure più canuto di noi.
Ancor più interessante risulta la sfida di Morandini nel creare questo affresco utilizzando il punto di vista femminile. Giovanna è reale, viva, esce dalla pagina delineandosi con molta precisione.
Forse, raccontare questa vicenda da una prospettiva maschile sarebbe stato meno stimolante e avrebbe messo meno a fuoco il contesto.
Invece, il risultato è di tutto rispetto.
(Enrico Redaelli, Dantès – La trasmissione che non vuole avere fretta)
