Le forme della cura
di Alfredo Imbellone

Per Giovanna Massarenti, ex insegnante di liceo, la pensione non coincide con il ritiro dal mondo, rappresenta piuttosto l’inizio di una nuova fase della medesima vocazione: prendersi cura degli altri. Le sue giornate si organizzano attorno a una costellazione di presenze fragili: cani anziani e dimenticati del canile comunale, ciascuno con il proprio carattere, le proprie paure e le proprie menomazioni; gli ex studenti che continuano a cercarla per un consiglio, un sostegno, un aiuto nello studio; le colleghe malate, le vicine anziane, le persone sole che incrociano il suo cammino.
Il romanzo segue con attenzione minuziosa questa quotidianità fatta di piccoli gesti: ascoltare senza interrompere, accompagnare senza imporsi, osservare i bisogni altrui prima ancora che vengano espressi. L’esperienza di insegnante continua a modellare lo sguardo di Giovanna, che interpreta il mondo attraverso le fragilità delle persone e degli animali che incontra. Gli adolescenti, con le loro angosce amplificate e i loro desideri incerti, occupano uno spazio importante, così come il ricordo della scuola, evocata attraverso odori, rumori, abitudini e relazioni.
Accanto alla dimensione della cura emerge però un interrogativo: quanto è lecito intervenire nella vita degli altri? Dove termina l’aiuto e dove inizia l’invadenza? Mentre Giovanna si sente responsabile del benessere di chi la circonda, la sua dedizione tende a trasformarsi in una forma di identificazione totale con il dolore altrui. Serena, una vecchia cagna malata, diventa progressivamente il centro della narrazione. In quell’animale resistente, diffidente e irriducibile, Giovanna riconosce qualcosa che sfugge al controllo, qualcosa che nessuna premura può davvero possedere. Il finale, sospeso tra realtà e visione, porta alle estreme conseguenze questa tensione tra bisogno umano di salvare gli altri e i limiti di tale aspirazione.
Con Le occasioni di Giovanna, Claudio Morandini costruisce il ritratto di una donna che ha fatto dell’attenzione verso gli altri una ragione di vita. L’autore è interessato ai comportamenti minimi, alle sfumature psicologiche e alle forme della marginalità, capace di attribuire pari dignità narrativa agli esseri umani e agli animali.
La bontà della protagonista non viene presentata come una virtù semplice o rassicurante, ma come una disposizione complessa che comporta fatica, ossessione, senso di responsabilità e talvolta incomprensione.

(Alfredo Imbellone, Rocca)

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