Un libretto che tiene lontani, con un titolo così così e uno spessore che sa di una botta e via. In genere preferisco volumi più importanti, così come preferisco i film tradizionali ai cortometraggi.
Ora che l’ho letto, accetto il titolo e mi faccio una ragione che finisca già a pagina 126 perché l’autore, Claudio Morandini, ha scolpito nel legno di larice due personaggi così tridimensionali e ricchi che ci si potrebbe girare intorno, come fossero statuette del presepe. Si possono anche prendere su per provarne il peso e stupirsi di come siano tanto rifinite. Si vede che sono dipinte a mano. Sono due, soltanto due e vivono in una baita. Sono seppelliti sotto la neve, ma attraverso il camino si sentono le loro parole, che sono poesia.
Neve, cane, piede. Ora che l’ho letto (eterna gratitudine a chi me lo ha imposto) diventerà il mio regalo seriale per gli amici, soprattutto per quelli che non leggono. Ingannati dal piccolo formato, traditi dal bianco della copertina, imboniti da un profilo sottile, di poche pagine, sedotti dalla prospettiva di poter dire “un libro quest’anno l’ho letto!” potrebbero cascarci e leggerlo veramente e quindi perdersi tra anime, neve, sentieri e solitudine. E quindi ritrovarsi.
(Aldo Costa, Orudis)
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