1024

Foto di Fabiana Piersanti

United-Kingdom-flag-icon France-Flag-icon Spain-Flag-icon

Claudio Morandini è nato ad Aosta nel 1960. Dopo anni di radiocommedie, ha scritto alcuni monologhi per il teatro, tra cui Ostriche e Una romantica donna del Nord. Ha poi pubblicato i romanzi Nora e le ombre (2006), Le larve (2008) e Rapsodia su un solo tema – Colloqui con Rafail Dvoinikov (2010). Nel 2011 ha scritto il romanzo breve Il sangue del tiranno per la collana Inchiostro rosso di Agenzia X. Nel 2012, con il romanzo A gran giornate, è stato inserito, primo italiano, della collana di narrativa Tam tam delle Edizioni La Linea di Bologna.
Il racconto Le dita fredde – The Cold Fingers compare nell’antologia bilingue Santi. Lives of Modern Saints (Baltimora, 2007); la novella Fosca si trova in Nero Piemonte e Valle d’Aosta. Geografie del mistero (2010); il racconto Cupio dissolvi compare in Prendi la DeLorean e scappa (2015). Altri testi sono apparsi su riviste o sono disponibili in rete.
Nel 2014 per i cantanti Marta Raviglia e Manuel Attanasio ha scritto il libretto de Gli oscillanti.
Sul blog “Iperboli, ellissi” (ombrelarve.blogspot.com) si occupa di libri e altro. Collabora con il blog Letteratitudine, per il quale ha già animato il forum su musica e letteratura, e con le riviste online FuoriAsse, Diacritica e Zibaldoni e altre meraviglie.
Alla fine del 2015 le Edizioni Exòrma di Roma pubblicano il sesto romanzo, Neve, cane, piede, che il 24 settembre 2016 si aggiudica il Premio Procida – Isola di Arturo – Elsa Morante, e, nell’aprile 2017, il settimo romanzo, Le pietre.
Claudio Morandini è rappresentato dall’agenzia Otago (www.otago.it).

21950_1311978009317_1526643569_30814028_7813474_n

***

Si riporta il link alla voce Claudio Morandini sull’enciclopedia Treccani online.

***

Di seguito, una biografia alternativa, tratta dal numero 7 di “Night Italia”, Edizioni Psychodream, a cura di Marco Fioramanti:

Claudio Morandini vive ad Aosta. Lavora con le parole, a scuola e nella scrittura, ma cerca di mantenere separati i due mondi, per sentirsi più libero (a scuola, nella scrittura). Scrive i suoi libri con lentezza, distillando le storie da cumuli di centinaia di pagine, tra le quali, un po’ alla volta, ha visto formarsi legami, rimandi, echi – un’idea di struttura, insomma. Segue le vite dei suoi personaggi con la stessa curiosità dei lettori – dove vanno, cosa faranno, perché lo faranno? Ama non dare tutte le risposte, e nemmeno cercarle, perché pensa che l’ombra, gli angoli oscuri, i dettagli sfocati, i tempi morti, le allusioni, le ellissi, le reticenze abbiano più importanza (più senso, più corpo) del voler dire tutto. Allo stesso modo ama le storie che si perdono, i meccanismi che si ingolfano, le narrazioni che si raggomitolano, perché la vita è così, e sono così anche i grandi romanzi da cui continua a trarre nutrimento (grandi anche perché imperfetti, perché irriducibili a una misura, a un sistema di convenzioni, perché lontani dalla natura rassicurante dei generi o delle mode, perché sconvenienti). Con questo spirito ha scritto i suoi romanzi, da Nora e le ombre del 2006 all’ultimo, A gran giornate, del 2012, oltre a vari racconti sparsi tra riviste, blog e antologie.

430461_3275789502902_1847451313_n

Foto di Fabiana Piersanti

***

Ha scritto l’illustratore e scrittore Luca Dipierro:

Claudio Morandini è uno scrittore di cui non fidarsi. I suoi romanzi sono pieni di fatti e personaggi, ma in un certo senso più li guardiamo, e cioè più l’autore ce li mostra, più li copre di parole, i loro pensieri, le loro azioni, e meno i loro contorni sono definiti. La scrittura di Morandini non va mai diritta. Non c’è un obiettivo verso cui tendere, un centro o buco o termine, ma solo direzioni da percorrere, e possibilità, e fantasmi, nel senso di cose che vengono cancellate eppure sono ancora lì, impronte, presenze che si manifestano in corpi non loro.
Il romanzo non ha fine. C’è solo il termine dell’oggetto libro, l’orlo della carta. La scrittura di Morandini è fatta di accerchiamenti, preamboli, di code, di digressioni, in cui i pieni e i vuoti non hanno mai la funzione di rapprendere, ma invece di variare e contrappuntare un tema che ci viene tenuto nascosto. Balena anche la possibilità che questo tema non esista, e precipitiamo in una deliziosa paura del vuoto.
È una sensibilità formale questa che viene a Morandini dal suo essere anche musicista e appassionato di musica. I romanzi di Morandini non sono strade, non cattedrali, e nemmeno case e nemmeno labirinti. Sono foschie. Trame e personaggi vengono moltiplicati e allo stesso tempo dissolti da uno stile fatto di volute e cerchi. In questa foschia ci si imbatte in ruderi a volte: la grande tradizione del romanzo ottocentesco europeo, una certa linea “eccentrica” della narrativa italiana (Tarchetti, Savinio, Landolfi, Loria, Bontempelli, Delfini, Nievo), il gotico, la saga familiare, il romanzo epistolare, il saggio musicologico, ma gli stilemi e le figure del genere non offrono qui le solite certezze. Leggere Claudio Morandini è calarsi in un mondo fatto di niente. Non chiedo di meglio a un libro.

281335_2224646025447_1526643569_32351776_3406247_n

  • Share on Tumblr