FuoriAsse - Sul filo della resistenza

Sul numero 17 della rivista letteraria Fuori Asse compare, all’interno della rubrica “Lettera 22″ curata da Mauro Tomassoli, il racconto Un uomo buono.

***

Sul sito letterario Poetarum Silva compare dal 30 gennaio 2015 In Solitaria, scritto per la rassegna di racconti di ispirazione natalizia “Questo Natale” e ambientato nei medesimi luoghi del romanzo “Neve, cane, piede” (Exòrma, 2015).

***

“Stor(i)e di Torino”, guida letteraria ai negozi storici della città pubblicata dalle edizioni Las Vegas a cura di Vito Ferro e Carlotta Borasio e distribuita a partire dal maggio 2014, contiene due piccoli contributi, intitolati “Favole con insetti” e “I rovistatori“. La guida è anche scaricabile gratuitamente da bookrepublic.it. Sul blog “Iperboli, ellissi” si possono leggere anche le prime versioni, più lunghe:
http://ombrelarve.blogspot.it/2014/06/i-rovistatori-prima-versione.html  
http://ombrelarve.blogspot.it/2014/05/favole-con-insetti-prima-versione.html

10152590_10203663259728209_5777744701088724574_n

 

 

 

 

 

 

 

 

***

Il Jukebooks della casa editrice digitale Quintadicopertina ospita tre racconti, Il punto interrogativo, La conca buia e Attesa.

***

Diversi inediti attribuiti a Ethan Prescott, protagonista del romanzo Rapsodia su un solo tema – Colloqui con Rafail Dvoinikov, sono usciti su riviste e blog. Si possono ritrovare qui.

***

Su http://www.cinquecapitoli.it/ (sito non più attivo) sono stati ospitati i racconti Verso il lago e Dalla nonna, suddivisi appunto in cinque parti.  Il progetto di “Cinque capitoli” è semplice: ispirandosi al progetto Fivechapters di David Daley, la redazione ha proposto ogni settimana, dal lunedì al venerdì, un racconto in cinque brevi capitoli, per chi lavora e riesce a leggere solo nei ritagli di tempo

Il racconto Verso il lago era già apparso su “Castelli di cultura”, supplemento al n. 1 di “Mélange”, del febbraio 2009, rivista della Biblioteca di Saint-Pierre. Ma per la nuova occasione è stato rivisto, integrato e rinterzato.
Dalla nonna, seppure in una forma non definitiva, è rintracciabile anche in http://www.scuole.vda.it/Ecole/supp86/10%20-%20Morandini.pdf dove, per un vezzo non insensato, è sottotitolato Appunti per un racconto.

s86

La nonna viveva da sola, e si teneva compagnia borbottando tra sé. Usciva a ore insolite, la mattina presto o sotto il sole del primo pomeriggio, e si perdeva in lunghi giri tra i campi, da cui tornava con le sporte cariche di erbe, funghi, uova d’uccello, lumache. Non mi voleva con sé, quando usciva, memore delle raccomandazioni dei miei: mi chiudeva allora a chiave dentro la casa piena di odori, dopo avermi salutato in fretta, come se avesse avuto un appuntamento misterioso.
Attraverso le feritoie degli scuri la osservavo allontanarsi tra i prati, accucciarsi ogni tanto a raccogliere una cicoria, a rovistare tra l’erba più alta di lei in cerca di radici, finché non spariva alla vista. Talvolta litigava con altre donne già intente a spigolare cicorie, e le scacciava a grandi gesti teatrali, che mi ricordavano lo sbattere d’ali delle cornacchie quando vogliono allontanare dal cibo altri uccelli. Quelle donne si facevano da parte quasi subito, proprio come fanno gli uccelli, e rimanevano distanti a guardarla e a dirle male parole, mentre lei raccoglieva quanto le serviva, indifferente. Qualcuna, più coraggiosa, le lanciava addosso un sassolino, o un mazzetto di erbacce.
(http://www.cinquecapitoli.it/)

***

Di seguito, qualche riga dal racconto Luigino, che si può leggere su http://houseofbooks.jimdo.com/esclusive/inediti/luigino/.

Quand’è solo, se si concentra su una cosa, Luigino la vede cambiare e popolarsi di altre cose. Chino su una pozza d’acqua piovana, osserva la propria faccia riflessa incresparsi e deformarsi. Gli pare allora di possedere un grande, misterioso potere, quello di cambiare con lo sguardo i corpi. Esercita questo potere su tutto, anche sulle persone, che fissa a lungo quando sa di non essere osservato. Lasciando che un occhio devii dall’altro, in uno strabismo progressivo, sfoca i contorni e raddoppia le immagini. È un potere immenso, quello di duplicare le cose, che a volte lo lascia sgomento, e che non ha mai rivelato a nessuno. Nemmeno lo ha mai esplicato fino in fondo, per timore di popolare il mondo di copie, come quando un grande specchio rimanda le immagini di tutta una stanza, compresi i dettagli più insignificanti, che però lo specchio rende visibili e ingigantisce, perché fa accorgere di essi e li fa vedere come cose vive, e dormienti, o nascoste come per un agguato. Una volta, però dopo aver gironzolato a lungo furtivo fuori da un pollaio puzzolente, ha raddoppiato una gallina. La gallina stava immobile a fissare lui, e questo gli ha dato il tempo di concentrarsi, prendere la mira, scontornarla e duplicarla. Ma forse anche la gallina stava facendo lo stesso con lui: il dubbio era così forte da costringerlo a guardarsi alle spalle, in cerca di sosia. Alla fine, era sicuro che nel pollaio razzolassero le stesse galline di prima più una. Avrebbe voluto gustarsi l’espressione sorpresa del padrone, al momento della conta dei pennuti, ma un abbaiare di cani lo fece allontanarsi in fretta.

***

Su http://www.kaizenlab.it/lastrategiadellariete/sentieri.html si possono leggere i capitoli che amici scrittori hanno aggiunto al progetto I sentieri di Seth del collettivo Kaizen, sviluppandone le suggestioni e le ossessioni . Su http://www.kaizenlab.it/lastrategiadellariete/rizomi/NEWYORK_1969.pdfin particolare compare il racconto di Morandini intitolato New York, 1969.

***

Il varco sulla spiaggia è un racconto pubblicato sull’inserto Carlino Estate del “Resto del Carlino” del 5 luglio 2008; sul già citato “Castelli di cultura” del febbraio 2009 è comparsa la versione lunga.
Di seguito, si riporta la versione breve.

La partenza per la riviera era avvenuta in piena notte. Io e mia sorella eravamo stati caricati in auto ancora incoscienti. Ora attendevo inquieto il momento della prima passeggiata sulla battigia: camminavamo come su un precipizio, mio padre in canottiera, calzoncini, calzini scuri e scarpe, mia madre lattea, le gambe percorse da intrichi di varici azzurre. Mia sorella si rifiutava di seguirci, in quel rituale iniziatico da cui tornavamo scottati, affranti. Ci aspettava sul bordo della piscina dell’albergo, in costume, cupa nel suo pallore.
Di notte, nel frastuono che proveniva dalla strada e dalle altre camere, mentre i miei genitori gemevano nel sonno, io mi svegliavo e la vedevo accanto alla finestra, immobile, impaziente. Allora la raggiungevo e guardavo fuori anch’io, verso il nero del mare.
La mattina, mi destava l’alzabandiera della colonia vicina. Alle sette, da un altoparlante si levava la vecchia registrazione di una tromba militare. Subito dopo, sentivo i fischietti con cui le inservienti guidavano i piccoli ospiti in ogni attività della giornata. Più tardi, in spiaggia, nella zona riservata alla colonia, avrei visto truppe di ragazzini magri spostarsi dietro ai fischietti, in movimenti di cui mi sfuggiva il senso.
Un recinto delimitava la loro area dal bagnasciuga fino agli spogliatoi, dove si sfaldava in varchi. Un giorno che ciabattavo da quelle parti e sbirciavo al di là del recinto, mi imbattei in uno di quei ragazzini. Ci salutammo con due cenni del capo. Aveva più o meno la mia corporatura, ma qualcosa nei suoi tratti mi suggeriva che avesse qualche anno in più.
«Come va?» chiese. E subito dopo: «Non se ne accorgerebbe nessuno». Proponeva uno scambio, lo capii al volo. «Un’ora, non di più. Allora?»
Annuii, senza pensarci, e ci scambiammo gli slip e i cappellini. Era davvero più grande di me, lo capii osservando di sfuggita il suo coso prima che sparisse dentro il mio costume. Ci allontanammo dal recinto, lui verso i miei, che gli avevo indicato, io verso un gruppo di suoi compagni. Qui mi mischiai tra ragazzini tutti uguali e mi feci anch’io trascinare dai fischietti.
Dopo un’ora tornai ad avvicinarmi al varco, dove aspettai per qualche minuto il mio complice. Quando arrivò, senza dire una parola si sfilò gli slip e mi lanciò il cappellino. «A domani» si congedò.
Tornai da mia madre, inerte sulla sdraio, le braccia penzoloni, ignara. Quanto a mio padre, stava camminando da ore sulla battigia, colto da un’insofferenza muta.
Mia sorella invece mi fissava. «Chi era quello?» mi bisbigliò.
«Uno».
«Lo farete ancora, vero?»
«Domani, credo».
Non la vedevo sorridere così da giorni. La mattina dopo, all’alzabandiera, era già in piedi, pervasa da un’allegria febbrile. Ci precipitammo in spiaggia subito dopo i compiti, e lì, accanto al recinto, trovai già il ragazzino della colonia.
«Ce ne hai messo di tempo» mi disse soltanto.
«Ho dovuto fare i compiti delle vacanze».
«Bravo. Adesso dammi i tuoi slip». E già si calava i suoi.
Corsi ancora dietro ai fischietti, partecipai a giochi di cui non capivo nulla, cantai inni. Alla fine, mi avviai assetato al punto di ritrovo, convinto di essere in ritardo; ma qui dovetti aspettare nascosto un’altra mezz’ora, coltivando fantasie di abbandono.
Finalmente il ragazzino arrivò, ma evitava il mio sguardo, e per spogliarsi pretese che mi voltassi. «Come si chiama tua sorella?» mi chiese. Glielo dissi. «Cercherò di ricordarmelo» borbottò, e raggiunse i compagni.
Mia sorella mi aspettava sotto l’ombrellone, accanto a mia madre. Guai se parli, mi disse muovendo solo le labbra. Mi sembrò spiritata, tutta pupille, come se fosse corsa lì dopo aver fatto chissà cosa. Mia madre invece sorrideva. «Che sagoma sei» mi diceva. «Cos’hai detto prima, che mi ha fatto tanto ridere?»

***

L’articolo comparso sul numero di febbraio 2008 di “Rumore” all’interno di uno special su Neil Gaiman orchestrato da Giona A. Nazzaro intitolato Viaggio in una stanza: leggendo Coraline si può recuperare sul blog “Iperboli, ellissi” alla pagina http://ombrelarve.blogspot.it/2008/08/viaggio-in-una-stanza-leggendo-coraline.html.

  • Share on Tumblr