Morandini - Le maschere di Pocacosa

 

LE MASCHERE DI POCACOSA
Adriano Salani Editore, 2018
collana I Caprioli, in collaborazione con il CAI
ISBN-13: 978-8893816328
Pagg. 144, euro 13,90

 

Nella paura si trova il coraggio, nella natura la forza di usarlo

A Remigio, anche se ha dodici anni, le maschere fanno paura. C’è un motivo, però: quando arrivano i giorni di Carnevale, a Pocacosa tutti sembrano impazzire, e nascosti dentro mascheroni spaventosi minacciano, inseguono, distruggono, infieriscono, e sembrano avercela soprattutto con lui, che a scuola è il più bravo. Per proteggersi, Remigio scappa, su per il bosco, verso le cime; lassù, tra le montagne, troverà il modo di rifarsi, ma non subito: perché per tornare preparato deve imparare ad ascoltare i suoni della natura, percepire ogni odore, capire ogni verso degli animali e saper rispondere a tono, rimanere immobile fino a smettere di respirare e diventare invisibile. Non si tratta di vendetta, perché Remigio detesta le vendette, soprattutto da quando ha capito quanto sono infantili: la paura non è un’arma da usare contro gli altri, ma una sensazione che tutti dobbiamo provare e controllare…
Una storia che profuma di boschi e libertà, che tratta con sensibilità anche il tema del bullismo. Un romanzo estroso, ricco e spericolato, che diverte e inquieta, trascina e meraviglia.

 

“Claudio Morandini ha affrontato il tema delicato del bullismo con grande ironia. I protagonisti ti entrano subito nel cuore”.
(Giuseppe Festa, autore di La luna è dei lupi)

 

«Esistono mille modi di vivere la montagna, per fortuna. Questo è il mio: si sale a testa bassa, ci si ferma a curiosare sotto i sassi, dove brulicano creature minuscole e indaffarate, si finge di essersi persi (o ci si è persi davvero?), si ascoltano suoni strani o si annusano puzze meravigliose, accompagnati dalla sensazione di esserci già stati, da queste parti, chissà quando, chissà con chi. E si fantastica sempre su ciò che si nasconde al di là delle rupi, delle pieghe dei monti. La fantasia fa arrivare lontano, vince sulla fatica fisica e sulla forza di gravità o le vertigini, fa vedere volti nelle rocce, vitalità nelle cose inanimate. Il serpeggiare del sentiero è già una storia, a modo suo – evitate le scorciatoie, il bello sta proprio nel divagare.»
(C. M.)

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