2008_9_20

Con Bruno Fiorini, libreria Modo Info Shop (Bologna, 20/9/2008)

 

Morandini coglie dunque, a ben vedere, il male che un’altra volta prevale nelle fantasie degli uomini, e ci trasporta in una vicenda che può sembrare di pura fantasia mortuaria, funereamente gotica nell’impianto narrativo, ed è invece denuncia di un disagio, confessione di un’estraneità, ricerca di conforto per un disprezzo condiviso. E sembra far sue queste altre parole di Moravia: “Per questo il mondo moderno, oltre ad essere il mondo del disprezzo, è anche il mondo dell’ipocrisia e del conformismo. D’altra parte, prima ancora di disprezzare gli altri, gli uomini oggi disprezzano se stessi”.
(Alfio Siracusano, su “Il sottoscritto.it”)

2009_4_9

Con Marco Nardini e Bruno Fiorini, allo Zammù (Malicuvata Casa Lettrice, Bologna, 9/4/2009)

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Morandini ci propone un piatto ricco, tanto ricco da far temere che ecceda. E invece no. La storia funziona anche perché sorretta da uno stile ricco e sofisticato, con la giusta dose di forme colte e puranco desuete, che ben s’adatta all’ambientazione decadente e corrotta. Quando poi uno scrittore sa scrivere, e bene, non gli ci vuole poi molto a tenere insieme una storia strana e spiazzante come questa, che si può leggere per il puro gusto della trama e del colpo di scena (non ne mancano), ma anche per la fittissima trama di allusioni simboliche e letterarie che innerva il romanzo (in questo, interessante contraltare dell’ultima prova di Michele Mari, Verderame).
(Umberto Rossi, “Pulp”)

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Con Federico Audisio e il Gruppo 18, al Circolo dei Lettori (Torino, 28/1/2009)

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Notevole lo stile e ricercato il linguaggio, forti le immagini che emergono prepotenti, intensa e viva la prosa. È una storia matura, articolata, pensata e studiata nei minimi dettagli, rischiosa – se vogliamo – proprio per la complessità della trama, eppure appassionante e molto, molto solida. Una scoperta interessante per tutti gli amanti dei romanzi a tinte fosche dove storia, giallo e passione si intrecciano alla perfezione.
(Carlotta Vissani, “Mangialibri”)

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Morandini mette molta carne al fuoco e, nonostante la vicenda sia punteggiata da incesti, omicidi, satanismo, licantropia, superstizione e il volto più atroce del capitalismo, l’autore non perde mai il timone, passando dal gotico al noir e ammiccando sempre a uno stile classico che risulta il perfetto sostegno a quello che è, senza dubbio, anche un romanzo di formazione.
(Roberto Sturm, “Carmilla online”)

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Con Federico Audisio e il Gruppo 18, al Circolo dei Lettori (Torino, 28/1/2009)

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Il lettore si ritrova quasi profanato dalla forza con cui i protagonisti della vicenda sono smascherati, rivelati. Claudio Morandini come un sapiente chirurgo mette a nudo le complessità dell’essere umano, la forza dell’odio e dei desideri, esplorando gli anfratti più profondi della mente.
(Barbara Baraldi, “Thriller Magazine”)

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Con Nathalie Dorigato, al castello Sarriod de la Tour (Saint-Pierre, 7/11/2008)

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La densità di Morandini quasi spaventa. Non tanto per il nitore con il quale evoca mostri e pulsioni, quanto per la maturità espressiva così lontana da qualsivoglia cessione al gusto corrente. Le larve è un “astratto furore” che si scava la propria tana sotto la pelle del lettore. Un teatro pulsionale che monta come una feroce marea. Nella cornice di un’ambientazione neorealistica, Morandini sembra lavorare ai fianchi di maestri come Landolfi e Calvino. Del primo rievoca lo sgretolarsi delle periferie del reale, del secondo aspira al controllo razionale della materia sotto forma di fiaba. Le larve inquieta. E inquieta soprattutto Morandini, la cui voce si va delineando con una forza esponenziale davvero insolita per il panorama delle lettere di casa nostra.
(Giona A. Nazzaro, “Rumore”)

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Morandini gioca con i generi, li adatta ai suoi scopi. Parte piano, con il racconto rurale, quello che la tradizione del verismo ha innalzato su un piedistallo. Lo padroneggia a tal punto da portarlo alla deriva, volutamente.
(Matteo Di Giulio, “L’insolito”)

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A L’Era dei libri (Biblioteca di Pontedera, 4/10/2008)

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L’elemento che separa Le larve dal resto della produzione neogotica sono i due tratti che definiscono il linguaggio di Morandini, da una parte la varietà dei suoi registri, che arricchisce l’esperienza del romanzo e ne movimenta la narrazione, e dall’altra la sua assoluta precisione. La parola di Morandini non scade mai nel generico perché, secondo la lezione di Pascoli e, di nuovo, Tozzi, è sempre quell’unica e sola che può, in un determinato contesto, descrivere un oggetto, uno stato d’animo o una situazione. È tale ricchezza lessicale e sintattica che permette a Le larve di utilizzare le risorse del genere senza mai scadere nella maniera e ne fa un testo narrativo prezioso e godibile la cui lettura è consigliabile ai lettori raffinati piuttosto che agli stomaci forti.
(Marco Codebò, “Reti di Dedalus”)

2008_12_27

Con Claudia Fabrizio, Giona A. Nazzaro, Alessio Elia, alla libreria Flexi (Roma, 27/12/2008)

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“Lo scrittore dovrebbe cercare di non far sentire troppo la propria presenza”, postilla Morandini che, coerente col proprio intento, ne Le larve si diletta a celarsi in modo del tutto originale, ossia giocando continuamente e sapientemente con l’orizzonte d’attesa del lettore che si troverà di fronte a personaggi smascherati, quasi violati, nei loro più intimi recessi, e avrà l’impulso, apparentemente incoraggiato dallo stesso autore, ora a indignarsi ora a impietosirsi, ora a condannare ora ad assolvere.
(Fabiana Piersanti,
 “Lettera.com”)

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Le Larve è un’originale saga familiare dai toni cupi e dalle atmosfere gotiche, intrisa di un’ironia a tratti feroce.
(Marco Caudullo, “La Tela Nera”)

2008_12_29

Con Claudia Fabrizio e Alessio Elia, alla libreria Fuorilemura (Roma, 29/12/2008)

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