La prima pietra si scaglia da sola 

Un enigma turba un villaggio alpino e Claudio Morandini lo narra dosando i toni

La vita nella vallata a lungo è stata quieta, l’anno scandito da «sei mesi su, sei mesi giù» tra le baite di Testagno e il villaggio alpino di Sostigno, transumando a seconda delle stagioni. Una circolarità rotta da un cambiamento: le pietre hanno iniziato a muoversi, le montagne a sbriciolarsi, la vallata «si sfalda e smotta» e «ci sono troppe stagioni, questo è il punto, troppe tutte assieme». Ci si sposta spesso, in tanti abbandonano la valle, la serenità è scomparsa.
Si apre in questo panorama ormai alienato Le pietre, nuovo romanzo di Claudio Morandini, scrittore di Aosta che con il precedente Neve, cane, piede (Exòrma, 2015), grazie all’impegno del gruppo di lettori di Modus Legendi, è entrato in classifica a febbraio. Se Morandini in Neve, cane, piede usava un tono stravagante e un protagonista solitario, qui non abbandona come cuore narrativo il mistero ma lo colora d’umorismo abbracciando il racconto tra le voci della comunità.
A ricostruire la vicenda è uno di loro, un narratore in prima persona plurale che spesso si rivolge ai lettori/ ascoltatori, a quei «Voialtri che state in città», per raccontare come tutto è iniziato, quarant’anni prima, quando le prime pietre sono apparse senza motivo nella casa di Ettore e Agnese Saponara, due insegnanti, lui in pensione, «gli intellettuali del paese». Gli unici ad avere una casa moderna e ad aver scelto Sostigno come luogo per trascorrere la vecchiaia e non per lavorare alla terra e al pascolo.
Le loro giornate scorrevano uguali, tra l’impegno di lei a scuola e le ripetizioni nel pomeriggio, fino a un giorno in cui un mucchietto di terra, dal nulla, è apparso in salotto. Non ci sono spiegazioni ed è solo l’inizio, perché seguiranno in crescendo sciami di pietre e la stanza verrà chiusa e abbandonata agli spaventosi rumori causati dalla valanga domestica. Che ci siano degli spiriti? Che sia il male? Non si sa, ma rispetto al fenomeno delle pietre che progressivamente invadono la vita e le case di tutti si provano varie soluzioni, fallimentari: da chi le offre in osteria, a chi spera in un turismo d’élite per chi ama il pericolo, a chi cerca di venderle.
Altrettanto vane sono le interpretazioni, da quella del prete don Danilo, che svela in chiesa a tutti lo strano accadimento nella villa dei Saponara, a quelle di maghi ed esperti. Le pietre sono lì, si moltiplicano, si muovono, franano uccidendo animali e non comunicano. Dure e inspiegabili, le pietre tengono bene il ruolo enigmatico e funzionano come elemento fantastico nella tessitura dall’umorismo leggero. Senza tralasciare, su altri fronti, la riflessione metaforica: quelle pietre sono forse la modernità che ha spopolato i piccoli paesi e il venir meno del lavoro.
L’autore dosa bene i toni e gli episodi nei trentadue brevi capitoli e lo scenario di montagna, che aiuta storie dall’atmosfera narrativa chiusa in sé, fa spiccare la qualità che interessa al narratore: lo «strano». Morandini lo usa con maestria, rendendo ricca un’avventura che, in fondo, parte da una mossa semplice e ben colta: è apparso un sasso.

(Alessandro Beretta, La Lettura, Corriere della Sera, 11 giugno 2017  )

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