2018_09_m360_settembre_editoriale_intro_ultimo

STUPORE DI BAMBINO

(a cura di Anna Girardi)

Claudio Morandini è l’autore del libro Le maschere di Pocacosa, secondo titolo dedicato ai ragazzi della collana “I caprioli”, in condizione Cai-Salani. Noto per il successo ottenuto con Neve, cane, piede, seguito poi da Le pietre, entrambi editi da Exòrma, è la prima volta che lo scrittore valdostano si avventura in un romanzo rivolto ai più piccoli. L’abbiamo intervistato in occasione dell’uscita del libro: un racconto schietto, ricco di fantasia, che ben si amalgama alla realtà più dura.

Perché hai iniziato a scrivere?

Ho sempre avuto storie da raccontare e il desiderio di non tenerle solo per me. Scrivere è condividere – lo è per ciò che si racconta, ma anche per come lo si racconta, che ritengo altrettanto importante.

Sei molto eclettico, come sei arrivato a un libro per ragazzi?

Prima di essere invitato a scrivere un romanzo per la nuova collana “I caprioli” non avevo considerato l’idea di una storia per ragazzi. Ma appunto, il mio eclettismo, che poi è curiosità e gusto della sfida letteraria, probabilmente mi ha favorito. Sono passato dalla rivisitazione del gotico a quella del romanzo picaresco, dalla biografia musicologica al récit di montagna “alla svizzera”. Ogni libro è l’esplorazione di un territorio e tutti insieme stanno componendo (almeno spero) qualcosa di ampio e coerente, in cui c’è spazio anche per avventure di ragazzi.

Che differenza c’è tra scrivere per un pubblico adulto e scrivere per un pubblico più giovane?

Non ho sentito differenze, piuttosto affinità: scrivere è pur sempre raccontare delle vicende, veder crescere i personaggi, istituire un rapporto serio e insieme giocoso con i lettori. Per me, è anche tornare a quel fortissimo stupore che provavo da bambino quando leggevo Verne o gli splendidi reportage di Walter Bonatti su Epoca. Chi scrive per ragazzi deve ricordare (lo diceva Roald Dahl) che i più giovani tendono a rileggere i loro libri preferiti, a differenza degli adulti. Ecco, bisogna saper scrivere un romanzo che superi la prova delle riletture, anzi inviti a farle.

Come è nato Le maschere di Pocacosa? A cosa ti sei ispirato?

Ho trovato lo spunto iniziale nello spavento e la frustrazione che provavo da bambino per le maschere, soprattutto quelle che nelle sfilate di Carnevale inseguivano e minacciavano gli spettatori. Così ho immaginato un paesino di montagna in cui queste figure prendono il sopravvento, con inspiegabile ferocia, e un ragazzino che prima fugge, poi reagisce ingegnosamente. Le maschere che ho descritto non appartengono ad alcun Carnevale: sono la versione grottesca di tante tradizioni non solo italiane.

Hai ambientato in montagna diversi libri. Perché? Che rapporto hai con i monti?

Ho cominciato a raccontare di montagna con Neve, cane, piede nel 2015. Prima io, aostano, non avevo ambientato sulle Alpi i miei romanzi per rifiuto di certa narrativa di montagna, bucolica, nostalgica, cartolinesca. Ma certe storie, come quella narrata nelle Maschere di Pocacosa, non possono che svolgersi sui monti. E per fortuna esistono mille modi diversi per raccontare la montagna – li sto scoprendo in questi anni, e ne avrò ancora per un po’. Quanto al mio rapporto con i monti, temo che vi deluderò dicendo che è improntato a curiosità, attrazione ma anche grande cautela. I monti li guardo dal basso e da lontano – il distacco è per me una premessa necessaria per ogni mossa successiva. Più che scalare vette, amo studiare la vita che brulica sotto le pietre. Quello che non vivo di persona lo leggo o lo immagino – o mi capita di sognarlo. Per fortuna, la fantasia sopperisce alle lacune delle modeste escursioni che mi concedo.

Hai dei modelli di autori/scrittori?

Da quando mi dedico al racconto di storie di montagna mi piace citare uno scrittore come Ramuz, maestro di solenni asprezze, e riconosco un mio personale debito per Buzzati. Ma affacciarmi sulla letteratura per i giovani mi ha fatto approfondire autori dalla fantasia e dall’umorismo sfrenati e dal senso morale poco convenzionale come lo stesso Dahl o Astrid Lindgren, e scoprire i libri inquietanti e intensi di David Almond.

Pensi scriverai ancora per ragazzi?

È stata una vera gioia farlo, penso proprio che accadrà di nuovo.

 

IMG_7031

Con Anna Girardi e Daria Jorioz, al Centro Saint-Bénin di Aosta, 4 ottobre 2018.

(Anna Girardi, Montagne 360, settembre 2018)

  • Share on Tumblr