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I protagonisti che formano il corpus narrativo del romanzo – che a volte prende le sembianze di un saggio o stempera nella cronaca attraverso particolari di storia della musica, analisi di partiture o trascrizioni di un pamphlet del ’700 – sono fondamentalmente due. Il vecchio compositore russo Rafail Nikolaevich Dvoinikov, “nervoso distruttore di impalcature accademiche” e il suo devoto discepolo, Ethan Prescott, professore di musica a Philadelphia. Questi si recherà più volte in Russia a intervistare il maestro, grazie anche all’aiuto della giovane interprete Polina. Ad animare la scena la presenza di Carl, amante di Ethan. Ne nasce la storia vissuta di un uomo, fatta di amori passionali, di libere scelte, finanche quella di utilizzare [e citiamo un inedito di Prescott, forse apocrifo] la stessa musica per quartetto d’archi riuscendo cinicamente, con sottilissime varianti, a trasformare una Elegia funebre in un Inno alla Vittoria, e poi in chissà cos’altro, soddisfacendo in tal modo ben sei diversi committenti. In questo magnifico “romanzo di musica classica” si respira la Storia del secolo scorso attraverso la vita vissuta dei suoi musicisti.

(Anita Garrani, n. 3-4 della rivista “Articolo 33″, Edizioni Conoscenza, Roma 2012)

 

 

 

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