(…) Neve, cane, piede. L’autore è Claudio Morandini. L’editore Exorma. In effetti è un libro di orme lasciate da un vecchio sulla neve. Sono belli i libri di personaggi anziani che abitano luoghi sperduti e selvaggi: montagne, gole, boschi. Questi uomini col tempo diventano saggi, ti raccontano le cose senza forzare, senza spiegarti la vita, ti parlano di albe ancora buie fuori del loro rifugio, di tempi morti in attesa della luce, e della vita che passa e delle domande e anche delle consolazioni. Anche di quelle. Nella vita è successo loro di tutto, come al vecchio Tönle di Rigoni Stern, o ai vecchi mineralizzati e soli di Biamonti. Anche al vecchio Adelmo Farandola di Morandini è successo di tutto, i cavi elettrici da scorrere da bambini perché è il gioco del coraggio e poi le scariche dei cavi elettrici che devastano popolazioni, e poi la solitudine. Ma Adelmo Farandola non assomiglia ai vecchi saggi montanari, coraggiosi e malinconici, della nostra letteratura. E questo non è perché Adelmo Farandola si possa dire speciale, ma solo per un fatto: Adelmo Farandola è impazzito.
Adelmo è un vecchio puzzolente che non sa neanche più che la settimana scorsa è sceso in paese per provviste e quando ci torna, in negozio, tengono le porte aperte. Adelmo Farandola picchia le bestie e le uccide, parla con un cane e gli dà la parola perché non ha neanche un cane cui parlare. Ogni tanto gli tira un calcio nel costato. Adelmo potrebbe essere diventato un assassino. Vive monitorato da un guardiaboschi. Morandini non ci racconta la luce delle montagne, non ci mostra la montagna di Cézanne, ma quella che esplode dall’interno, quella che si vedrebbe da dentro, e allora da dentro scopriamo cose inedite, o impensabili, la sorpresa è lo stupendo giallo del muretto della veduta di Delft di Vermeer, davanti al quale Bergotte di Proust è riuscito a morire. Adelmo ci racconta l’interno della sua baracca, la lingua muta della montagna, il catalogo degli scricchiolii, il mondo di fuori guardato dal dentro, davanti al quale Adelmo non è riuscito a morire, ma è impazzito per sempre.
(…)

(Marino Magliani, in “L’uomo che faceva finta di dormire“, su Nazione Indiana) 

13427788_10206460766454934_4539790199462689900_n

Con Marino Magliani e Claudio Panella a “Itinerari di Letteratura 2016″ (San Biagio della Cima, 19/6/2016. Foto di Paola Maccario).

  • Share on Tumblr