Proseguono le ricerche di Adelmo Farandola, scomparso dalla sua casa da giorni. A dare l’allarme è stato il signor Mutolo, che aveva avvicinato l’anziano in autunno invitandolo a scendere a valle. Il signor Farandola non aveva accolto l’invito, dicendo che aveva tutto ciò di cui aveva bisogno.
Persona conosciuta dagli abitanti della valle soprattutto per il suo carattere schivo e per il suo modo di vivere lontano da tutto e da tutti. Un “eremita del nostro tempo” lo ha definito la signora Maria, la proprietaria del negozio di alimentari del borgo. “Veniva poco, faceva grosse scorte alimentari”, continua la signora, “l’ultima volta l’ho visto alla fine dell’inverno, era rimasto senza scorte, lo accompagnava un cane che prima non avevo mai visto”. “Sembrava confuso” dice “vaneggiava su un piede, un uomo, non ho capito bene di cosa parlasse e l’ho invitato a rivolgersi ai carabinieri”. Sembra però che non si sia mai rivolto alla stazione dei carabinieri.
Dopo le abbondanti nevicate dell’ultimo mese è stata raggiunta la baita in cui viveva, trovandola abbandonata. Chi l’ha vista la descrive non come una casa, piuttosto come un rudere maleodorante, buio e sporco. Sembra che Adelmo Farandola non lasciasse avvicinare nessuno, non gradiva la presenza delle persone. Se l’immaginario collettivo pensa alla montagna come luogo di purezza e vicinanza con l’ascesi, si deve ricredere arrivando alla baita Farandola.
Nonostante questo, Adelmo Farandola è uno di noi. È quella parte che reclama di vivere – e morire – nel modo che ritiene più opportuno, quella che si oppone al conformismo, agli agi di cui siamo schiavi, alle buone maniere. È quella parte selvaggia, quella che fin da bambini abbiamo dovuto addomesticare.
Un animo indomito, questo montanaro.
Le ricerche proseguiranno, anche se – ne sono quasi certa – Adelmo Farandola è lì che ci guarda.

(Mariarosa Raffaelli, Parla della Russia)

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