Una storia di montagna, certo, ma che si allarga al mondo. Una storia deformante e felicemente surreale.
(Giuseppe Giglio, facebook)

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Morandini, grazie all’uso di un linguaggio asciutto e molto preciso (si veda per esempio l’elenco degli utensili del vecchio Adelmo, i bigonci, le cavezze, le zangole, le catene, strumenti d’uso che connotano i tempi di un lavoro ormai scomparso), racconta quindi la discesa progressiva nella follia di Adelmo.
(Camilla Valletti, La Stampa Montagna / Meridiani Montagne)

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La scrittura di Morandini è secca e concreta, così come il suo personaggio; è un libro breve ma denso, vi basteranno poche fermate, ma forse vorrete ripetere la lettura e potrebbe essere una buona idea. Due viaggi a volte sono meglio di uno.
(Flavia Capone, Letture metropolitane)

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Un’opera atipica e vibrante, corroborata da una scrittura materica, che impasta un’ottima abilità descrittiva con note talvolta cupe, talvolta ironiche e fiabesche.
(Giovanni Turi, Vita da editor)

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Con Valerio Nardoni, alla Libreria Feltrinelli di Livorno, ospite della Scuola Holden, il 28 gennaio 2017.

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Un autore che merita molto, voce particolare nel panorama della letteratura italiana, voce che sa di aria di montagna, di neve, di suoni nel silenzio delle vette.
(Paolo Ciampi, I libri sono viaggi)

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Il mistero del piede sepolto, apparentemente grottesco come la figura, ugualmente misteriosa, di Aldelmo, insieme alla godibile scrittura di Morandini hanno affascinato i lettori che, rispondendo all’appello di Modus Legendi e di Billy, il vizio di leggere, ne hanno fatto un caso editoriale da classifica e stanno sancendo il meritato successo del libro, già vincitore della sezione “narrativa” del Premio Procida – Isola di Arturo – Elsa Morante 2016.
(Amalia Panella, Zeugma)

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Un romanzo bellissimo e folle.
(Paola Bisconti, Sulle strade dei libri)

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È un romanzo che si legge tutto di fila, di quelli che non riesci a mettere giù finché non arrivi all’ultima pagina. Una scrittura che va per sottrazione, uno stile asciutto e essenziale.
(Pina Bertoli, Il mestiere di leggere)

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Ho incontrato non soltanto un’ambientazione nuova e sorprendente, ma anche uno stile inconsueto, preciso e quasi clinico senza essere sterile, una scrittura asciutta, ma non priva di emozione, una prosa molto equilibrata nei toni, anche quando racconta scene difficili.
(Laura Ganzetti, Il tè tostato)

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Neve, cane, piede. Ovvero il luogo (il movente?), il protagonista (forse), il fatto (il corpo del reato). Il titolo asindetico, dal forte richiamo surrealista, pone subito il lettore di fronte ad un falso giallo e ad un’opera che è un mix di generi, ma non nel senso che li raccoglie un po’ tutti, ma per il fatto che è in grado di travalicare il limes tra i generi letterari.
(Il prisma di Newton)

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Con Giorgio Gizzi, alla Libreria Arcadia di Rovereto, il 4 febbraio 2017.

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Nuovo episodio della maturità letteraria di Claudio Morandini, che riesce brillantemente in quello che i più non osano nemmeno tentare.
(Giulio Cappa, servizio televisivo del 4 dicembre 2015)

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Ora che l’ho letto (eterna gratitudine a chi me lo ha imposto) diventerà il mio regalo seriale per gli amici.
(Aldo Costa, Orudis)
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Neve cane piede è senza dubbio un romanzo alquanto originale e dotato di gran valore letterario: mi piace rimarcare di nuovo come possa realmente rappresentare un punto di svolta nella produzione editoriale di montagna.
(Luca Rota, lucarota.com)

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Non si tratta di una fiaba, piuttosto della descrizione di una vita solitaria, anzi appartata.
(Salvatore Carrubba, Un libro tira l’altro, Radio 24 – Il Sole 24 Ore, 10 aprile 2016)

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Morandini fa sì che noi lettori ci immedesimiamo molto facilmente in Adelmo ed entriamo nella sua mente: né noi né il protagonista riusciamo più a distinguere la realtà dall’immaginazione. Il cadavere è di quel guardiacaccia così fastidioso e ficcanaso? Forse sì, forse no. L’ha ucciso Adelmo? Forse, ma chi se lo ricorda? E il cane? Parla davvero (e così tanto)? Ma com’è possibile?
(Valentina Accardi, La Biblioteca di Babele)

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La storia di Adelmo che lo scrittore ci narra ha il ritmo, la densità e l’eco delle “fole” che si raccontavano nelle stalle o nelle osterie, quelle che facevano sempre un po’ paura, come i sogni del vecchio.
(Lidia Goldoni, Per lunga vita)

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Se è vero che “Neve, cane, piede” riprende in parte gli stilemi della favola morale, come si è detto, è pur vero che mai Morandini ritiene di doverne suggerire una, di morale.
(Veronica Canalini, Il Corriere del Conero)

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“Neve, cane, piede” è un romanzo che si legge velocemente, soffuso di una malinconia che scivola nell’ironia di alcune situazioni e nella sensazione di profondo isolamento che è proprio degli spostati, degli incompresi, di chi è emarginato forse per scelta altrui.
(Elena Tamborrino, Ex Libris)

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Su quella montagna tutto sembra avere un ordine ben preciso. Tutto sembra avere una logica perfetta. Adelmo si è abituato a vivere secondo le leggi di quel posto. Fa parte di quel luogo come la neve, come il cane.
(Margherita Ingoglia, Fimmina che legge)

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Adelmo Farnadola è uno di noi. È quella parte che reclama di vivere – e morire – nel modo che ritiene più opportuno, quella che si oppone al conformismo, agli agi di cui siamo schiavi, alle buone maniere. È quella parte selvaggia, quella che fin da bambini abbiamo dovuto addomesticare.
(Mariarosa Raffaelli, Parla della Russia)

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Romanzo breve, non banale , giocato sul filo di un grande equilibrio stilistico.
(Gabriella D’Ina, La cura di sé)

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Con Paolo Zardi, alla Libreria Zabarella di Padova, il 4 marzo 2017.

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Questo piccolo romanzo e il suo personaggio disegnano una allegoria della condizione umana.
(Maria Caterina Prezioso, Satisfiction)

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Uomo di pianura e di città, per la prima volta Morandini si è cimentato con la montagna, riuscendo a strapparla all’oleografia.
(Gaetano Lo Presti, La Stampa, 5/10/2016)

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Per i lettori dai 12 anni in su davvero un bel libro.
(Carla Colmegna, La Provincia di Como, 29 novembre 2016)

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La follia di un montanaro, raccontata per immagini e sensazioni.
(Federica Belleri, La Bottega del giallo)

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Nel libro di Claudio Morandini c’è la montagna raccontata non secondo la classica narrazione idilliaca, buona per i turisti: è una montagna che fa paura, brulla, dove la neve ricopre i sassi e conserva i corpi come un museo, per riscoprirli al disgelo. Un territorio in cui Adelmo Farandola si sente padrone: padrone del vallone dove abita, delle rocce e delle grotte, dei camosci e degli altri animali, dell’aria e dell’acqua.
(Aldo Funicelli, Uno e Nessuno)

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Morandini si confronta con un’area non ancora esplorata nella sua produzione: la letteratura di montagna, nutrita del confronto con la lezione di Ramuz e dei maestri della svizzera romancia, in una scrittura costantemente sorvegliata e capace di modularsi sugli opposti toni di lirico e grottesco.
(Miriam Begliuomini, La Biblioteca di Babele)
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Una durezza in qualche modo identitaria, forgiante la mente, il cuore e l’animo, a volte quasi insopportabile eppure, per così dire, necessaria.
(Luca, Alta Vita)

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Con Massimiliano Borelli, al Book Pride 2017, Milano, il 25 marzo 2017, in occasione della presentazione dell'”Autoritratto di Goffredo Petrassi” di Carla Vasio (Mucchi).

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Questo di Morandini è un capolavoro, non solo per la capacità e la sveltezza narrativa, ma anche per la pienezza dei dialoghi che si fanno gustare come una tipica pietanza di montagna, mentre fuori il gelo paralizza il mondo intero e dentro, attorno al focolare, si ascoltano le leggende del posto.
(Sara G., La divoratrice di libri)

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Questo è uno dei pochi libri in cui gusto, olfatto, vista, tatto e udito sono ben tangibili attraverso le 144 pagine.
(Sara Missorini, Trippando)

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Adelmo non ci è simpatico, ci fa paura e poi ci assomiglia troppo. Ma NEVE, CANE, PIEDE è un libro che leggi fino in fondo anche se sai che in fondo non ci sarà il lieto fine.
(Davide Torri, Altitudini.it)

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Neve, cane, piede è di gran lunga il miglior romanzo italiano del 2016, opera concisa e lucida di un autore, Claudio Morandini, che ha ormai raggiunto la sua piena maturità di grande scrittore.
(Vincenzo Soddu, Libri e dintorni)

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Morandini ci mostra gli aspetti più subdoli della montagna, ritratta durante i mesi più duri, quelli del gelo invernale.
(Serena Rossi, Quando la Sere legge)

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Una storia molto breve, che si legge in poco tempo, che ti sconvolge profondamente e ti rimane impressa.
(Daniela Mionetto, Appunti di una lettrice)

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In conclusione Neve, cane, piede è un libro sì sulla solitudine che rischia di essere la via più facile per la follia e la smemoratezza ma in sottofondo si legge anche l’amore per quella madre contraddittoria, fatta al contempo di carezze calorose e gelidi schiaffi, di cieli azzurri e dirupi nerissimi, che è la Montagna.
(Francesco Martinuz, Cultora)

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Un romanzo intenso, originale, che genera sempre nuove riflessioni e sensazioni, man mano che l’esperienza si sedimenta e si allontana, l’emozione viscerale scema e rimane la ricerca di senso.
(Dirce Scarpello, Logokrisia)

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Non sembra un romanzo italiano: non c’è retorica né compiacimento stilistico nello stile piano e aguzzo con cui Morandini tratteggia la vita di Adelmo Farandola.
(Benedetta Colella, Bennyland)

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Non vi troviamo alcuna traccia di retorica, nessuno stereotipo legato alla montagna, ma una realtà fatta di sacrificio, difficoltà e pericoli in cui la natura non risparmia nulla, ma è la vera padrona del tempo e della vita; è quella matrigna che tanto prende e poco restituisce.
(La penna nel cassetto)

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I dialoghi con il cane e con altri animali basterebbero da soli a raccomandarne la lettura.
(Librai clandestini)
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Con Silvia Longo, Angelo Di Liberto e Carlo Cacciatore al Book Pride, Milano, il 25 marzo 2017. Si parla di Modus Legendi.

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